Ezio Casadio (Team Go Kart, Rondine)

cerè1985

"Ho iniziato come spingitore, arrivando al 2° posto in una edizione, poi ho sempre fatto parte, più o meno intensamente, del team Go Kart.
Fin che un giorno arrivò un certo signor Giuseppe Raggi, il quale aveva uno stimolo per la Carrera davvero particolare: era un trascinatore.
Quando, nel 1981 vincemmo con il Go Kart, subito dopo lo riconsegnammo ai proprietari, perché in quel periodo a volte succedeva che ti davano le macchine in prestito e la spesa consisteva solo nella cena finale, non c’era denaro in gioco. Quindi nel 1982 costruimmo la Rondine.
Perché la chiamammo Rondine? Non sapevamo come chiamarla... Aveva la forma di una supposta. La macchina era stata ideata da Giuseppe Raggi per essere veloce in discesa e dunque competitiva nella Coppa Terme, corsa che per noi era più importante della gara del pomeriggio. Poi venne fuori la Nera che ci superò con altre idee, fin che non toccammo il fondo nel 1988 quando vinse il Delfino, periodo nel quale non ero molto vicino al team Rondine perché si portavano avanti delle situazioni che non mi trovavano d’accordo".

"Il duello Rondine—Nera è stato molto importante nella storia della Carrera, una serie di sfide fatte con rispetto e sano agonismo, cercando sempre di migliorarsi, prima un team e poi l’altro, abbassando i tempi, sempre nel senso sportivo. Questo duello ha fatto una bella fetta di storia della corsa.
Nel 1989 ebbi delle nuove idee e dissi "chi mi ama, mi segua" per costruire la nuova Rondine: sospensioni indipendenti, monoscocca portante, insomma una macchina innovativa per tanti aspetti, compreso lo spingitore che saliva nell’abitacolo girato di schiena.
I risultati (“doppietta" nel 1989 e 1990, nda) mi diedero ragione e l’innovazione delle sospensioni e dei materiali è stata negli anni ripresa dagli altri team, evolvendo poi il tutto sino ad oggi. In questo periodo, nel team Rondine ho conosciuto delle persone davvero speciali. Ritengo molto importante l’intesa tra il pilota ed il costruttore e debbo dire che ho sempre avuto qualche contrasto con i piloti della Rondine. A parte Andrea Dall’Olio, con il quale eravamo davvero in sintonia: un pilota con doti naturali, che si è raffinato molto".

"Oggi per un giovane è difficile costruire una macchina competitiva. Secondo me bisognerebbe ritornare un po’ indietro, servirebbe un livellamento al... ribasso. Credo che oggi dall’officina non si riesca a tirar fuori nulla ai livelli delle prime. È una battaglia che ho sempre portato avanti da quando il team Rondine si è ritirato (1995), in modo da agevolare la partecipazione e la competitività dei team più giovani".

Dal libro “Mezzo secolo di Carrera” a cura di Sauro Dalfiume

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